Protesi peniene e tumore alla prostata

Il caso Bernabè, il falconiere della S.S. Lazio dal 2010 fino al gennaio 2025, noto per la sua dedizione e per il legame con l’aquila Olympia, mascotte del club ha reso noto a molti l’esistenza di un dispositivo utilizzato in ambito urologico come la protesi peniena.

Nel gennaio 2025, Bernabè fu licenziato dalla Lazio dopo aver pubblicato sui social media immagini e video dell’intervento chirurgico per l’impianto di una protesi peniena.

Lo scopo di questo articolo, però, è quello di dar voce a un attuale problema che riguarda il 90% dei pazienti sottoposti a prostatectomia radicale, i quali non hanno accesso alle protesi peniene.

Quando si utilizza la protesi in pazienti sottoposti a prostatectomia radicale?

Il tumore alla prostata è la neoplasia più comune tra gli uomini, con circa 36.000 nuove diagnosi ogni anno. In molti casi, la prostatectomia radicale, che consiste nella rimozione della prostata e delle vescicole seminali, è un passaggio necessario verso la guarigione, con tassi di sopravvivenza a lungo termine superiori al 90% a 15 anni dall’intervento. Nonostante i progressi chirurgici e tecnologici, inclusi l’uso crescente dei robot, la prostatectomia radicale espone comunque i pazienti a due complicanze che influenzano significativamente la qualità della vita: l’incontinenza urinaria, che si verifica nel 5-10% dei casi, e la disfunzione erettile, che colpisce quasi il 50% dei pazienti operati. Ogni anno, parliamo di circa 1.500 e 10.000 uomini che devono affrontare questi disturbi. In molti casi, le uniche soluzioni efficaci sono le protesi peniene e gli sfinteri urinari, che consentono di recuperare una vita sessuale soddisfacente e, nel caso degli sfinteri, di evitare l’uso di pannoloni. Il problema, però, è che queste protesi sono parzialmente rimborsate dalle Regioni: le ASL ricevono solo un terzo di quanto spendono per ogni paziente, limitando così l’accesso a dispositivi che, invece, sarebbero cruciali per migliorare la qualità della vita di molti pazienti oncologici.

Dati e costi

I dati sono preoccupanti: solo il 10% dei pazienti operati per tumore alla prostata che necessiterebbero di una protesi peniena riesce ad ottenerla, mentre solo il 15% ha accesso allo sfintere artificiale. Per tutti gli altri, le alternative rimangono pannoloni e astinenza sessuale, oppure costose operazioni (che possono arrivare a costare circa 20 mila euro), interamente a carico del paziente. Il sistema tariffario del Servizio Sanitario Regionale si basa sui cosiddetti DRG (Diagnosis Related Groups), che stabiliscono i rimborsi che le ASL ricevono in base alla patologia e al trattamento effettuato. Per le protesi peniene, il rimborso è di 3.700 euro, mentre il costo del dispositivo è di circa 9-10 mila euro, con un totale che supera i 13 mila euro se si considerano anche i costi di degenza e intervento.

L’impatto sulla qualità della vita

Tutti gli uomini che non riescono a mantenere un’erezione sufficiente per un rapporto sessuale soddisfacente e che non rispondono ai farmaci sono idonei all’impianto di una protesi peniena. Purtroppo, però, solo una parte di loro riesce ad accedervi tramite il Sistema Sanitario Nazionale, con un impatto negativo sulla loro qualità della vita. Per quanto riguarda l’incontinenza grave, semplificare l’accesso agli sfinteri artificiali potrebbe addirittura comportare un risparmio per le casse dello Stato. Attualmente, infatti, il rimborso per i pannoloni, che ogni anno costa al Sistema Sanitario Nazionale circa 444 milioni di euro, e altri 2,5 miliardi di euro a carico dei privati, rappresenta una spesa significativa.

Conclusione

Speriamo che, come per il tumore al seno viene garantito un accesso sistematico alla ricostruzione mammaria, anche gli uomini sottoposti a chirurgia pelvica radicale, che non hanno un accesso facilitato ai dispositivi necessari per il ripristino delle funzioni sessuali e urinarie, possano usufruire delle stesse opportunità.

Simone Assumma

Medico chirurgo specialista in urologia, con un particolare interesse per la chirurgia robotica e mininvasiva. In servizio presso l’UOC di Urologia del Policlinico Agostino Gemelli – Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.